Il “modello Reggio”, ovvero i Bronzi che giocano a morra…

Viene chiamato, enfaticamente, “modello Reggio”. I sostenitori, altrimenti chiamati “gli amici di Peppe”, lo declinano come buona amministrazione, giovani leve che scalzano dalle poltrone i matusa della politica, pioggia di risorse per portare in Calabria divertimento e movimento. I detrattori, quelli che non riescono a pronunciare il nome di Scopelliti senza storcere la bocca, rimarcano che amministrare non significa decidere quali spettacoli e quali testimonial sovvenzionare, dimenticando tutte le altre impellenze pubbliche (dall’acqua ai rifiuti, passando per la sempreverde e mai ultimata A3 e fermandosi sui mancati pagamenti ai creditori), indispensabili per superare i ritardi atavici della punta dello stivale italiano.

Ma il modello Reggio, piaccia o non piaccia, funziona. E Peppe Scopelliti, giovanottone già sindaco della città dello Stretto, da più di un anno governatore di Calabria, è l’unico a poter sorridere di gusto, dopo la Caporetto delle urne che ha travolto tutte le anime, pensanti e non pensanti, del Pdl, dalle Alpi a Lampedusa. Calabria esclusa, ovviamente. Alle ultime elezioni ha fatto il pienone, esclusa la vittoria del sindaco Vallone a Crotone. Che non conta: si è trattato di un autogol piazzato ai pali direttamente dal premier Berlusconi, sceso a sostenere la sua candidata Dorina Bianchi e risalito con l’eco terribile degli insulti lanciati contro Casini e i suoi, alleati nella città pitagorica, come in tutta la regione. Alchimie matematiche. Catanzaro, Reggio città e provincia, Cosenza, altri importanti centri regionali: l’azzurro ha travolto e cancellato il rosso in cui Marco Minniti, finora, ha raccolto non certo i consensi, ma il potere personale per salire a Roma e decidere le sorti della regione.

Unica regione fuori dalla disfatta, la Calabria. Intanto, mentre si prepara a salire a Roma da vincitore, il Peppe locale pensa alle vacanze. Non gli è bastato il pienone di voti nelle urne. Vuole anche il pienone di turisti.

La Calabria deve puntare sul turismo, per reimmettersi sul mercato. Poco importa se il mare è già sporco in molte delle splendide spiagge disseminate nei suoi ottocento chilometri di coste, se le montagne sono abbandonate a se stesse, se arrivare in aereo costa più che fare andata e ritorno su New York, se le strade sono impraticabili, le strutture ricettive inadeguate e insufficienti, i servizi pubblici inesistenti, i musei chiusi. I locali notturni sono sparsi ovunque. La movida esiste da anni, esportata da quel “modello Reggio” che tanto fa tendenza. Soverato e Copanello, come Tropea e San Nicola Arcella, come Isola di Capo Rizzuto e Diamante esercitano da molto più tempo l’esperienza del divertimento estivo.

Ci vuole la comunicazione giusta, come insegna il comunicatore di tutti i comunicatori, Berlusconi.

Archiviate le campagne promozionali precedenti, biennali, come Venezia. Passato il “terroni? inaffidabili? malavitosi? ultimi della classe? Sì, siamo calabresi” di Oliviero Toscani, ormai vecchio di quattro anni. Passato il calciatore Gattuso che ci metteva il cuore, due anni fa. La nuova idea è in onda sulle reti nazionali dall’inizio di giugno. “Solo” due milioni e mezzo di euro, cui si aggiungono altre quisquilie (tredici, quattordici milioni) annunciate in conferenza stampa ma non ancora collocate come azioni reali sul territorio: ecco il “modello Reggio” che si fa spot per conquistare turisti. I bronzi di Riace che giocano alla morra per decidere la meta vacanziera.

I bronzi. La morra. Questa volta vincerà, il modello Reggio?

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