Facebook, tra rivoluzione e angoli bui

[il futurista – 24.06.2011]

Sono sempre stata tra i più accaniti sostenitori di Facebook fin dai primi tempi. Fin da quando, ormai quattro anni fa, Barack Obama si costruiva, contatto dopo contatto, quel nuovo elettorato che l’ha incoronato Presidente degli Usa.
Il social network che ha sbancato Google in numero di accessi ha appena sette anni. Ed è diventato lo strumento delle rivoluzioni, l’antidoto alla solitudine, il mezzo per fare nuove conoscenze. Vera e propria piazza virtuale, Facebook traspone sul web ciò che si trova in una qualsiasi piazza reale, dotata di toponomastica: incontri con amici o conoscenti con cui chiacchierare, vetrine, nuovi partner, svago, giochi, informazione. Sta a chi utilizza il mezzo decidere come, quando e per quanto utilizzarlo.
Come ogni piazza, anche Facebook presenta angoli bui, portici che è meglio non frequentare, strade pericolose: sulla piattaforma ideata dall’allora ventenne – e già miliardario – Mark Zuckerberg si sta replicando, tale e quale, il modello della società in cui viviamo. Criminalità organizzata compresa.
All’inizio è stato “Mafia Wars”, gioco di ruolo che totalizza quasi diciassette milioni e mezzo di fan. Molti più di quelli che hanno riscoperto i piaceri dell’agricoltura tramite FarmVille, hanno scoperto di amare gli animali grazie a PetVille e FishVille, o stanno imparando i trucchi del potere della politica in Empires & Allies. Zynga, la società “numero uno nella produzione di giochi per i social network”, mostra di non avere problemi etici, e continua a sfornare giochi su giochi, che in breve tempo monopolizzano le bacheche e il tempo di molti “Facebook addicted”. Senza problemi si accede alla pagina di “Mafia” (gioco, 127.357 fan) e “Mafia II” (la vendetta? 209.900 fan) e si scopre che il gioco è davvero una malattia. Ci sono poi pagine meno frequentate (con decine di migliaia di fan, comunque), in cui il confine tra il gioco e l’inno alla mafia diventa più sottile, quasi impercettibile. Rimane sempre, però, il dubbio che si tratti di ragazzini di varia provenienza (la lingua più utilizzata rimane l’inglese) innamorati del “Massive Multiplayer Online Role”, come è enfaticamente definito il gioco on line.
Le cose cambiano cercando le mafie meno note oltre i confini nazionali. La camorra è, a scelta, un gruppo musicale o un locale-cantina spagnolo. Ed è anche un gruppetto di 79 persone che condividono frasi del tipo “meglio servo della camorra che servo dello stato”.
Quando si entra nei confini calabri, invece, la lettura è inequivocabile.
“Malavita Calabrese” ha più di duemila fan. Nelle info della pagina qualcuno ha scritto: “creata da Osso Mastrosso e Carcagnosso”. Ed ha aggiunto: “Cu voli rispettu mu porta”, chi vuole rispetto me lo porta. Ogni sera rituali saluti di “conta” (ONORATI CUMPARI E CUMMARI BUONASERA!! STASIRA QUANTU SIMU?) si intersecano con frasi di sintesi sull’onore. Come questa (testuale): “prima di amici parenti fratelli madre e padre vieni l’onorata società qui dentro tutto si puo dire fuori nulla si puoi dire chi infrage il vincolo d’omertà con morte pagherà”.
Non è un gruppo segreto. Non è una pagina oscurata in cui possono entrare solo gli iscritti. È una pagina aperta a chiunque, anche senza cliccare sul “mi piace” di rito.
In chiaro è anche “Società Onorata (Ndrangheta)”, 919 fan, come altre pagine simili.
Oltre l’ortografia, oltre la sintassi, oltre i rituali, anche questo è Facebook. Lo specchio virtuale del mondo reale. La piazza in cui si replica esattamente tutto ciò che esiste intorno a noi. Ma proprio tutto.

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