L’Ue ci chiede “regolarità”? Ma che pretese…

Ha il faccino pulito, nonostante quella barbetta biondo cenere, finta incolta. L’occhiale leggero, intellettuale, il capello liscio un po’ lungo, portato con la riga da una parte, un ciuffo ribelle sulla fronte, alla Rutger Hauer versione buona. È nato a Vienna all’inizio di dicembre di cinquantaquattro anni fa e il suo nome, a metà settembre, ha fatto tremare i governatori di tre regioni del Sud Italia. Johannes Hahn, commissario europeo per le politiche regionali nella Commissione Barroso dal 2010, non ha usato mezzi termini con Campania, Sardegna e Calabria.

I pagamenti Ue del Fondo europeo di sviluppo regionale, meglio conosciuti come Fesr, sono sospesi «visto che il sistema di gestione e di controllo regionale non è ancora ritenuto completamente affidabile dai servizi di audit della Commissione europea». 72 milioni di euro per la Campania, 36 per la Calabria e 12 per la Sardegna: in attesa di chiarimenti, le domande presentate a Bruxelles per la programmazione 2007-2013 sono sospese. Se le regioni interessate non manderanno entro due mesi le “pezze d’appoggio” perderanno i finanziamenti.

Hahn ha dimestichezza con l’ottimizzazione delle spese: nel 2007, Ministro della scienza e della ricerca nel governo austriaco, si è occupato della promozione delle donne ricercatrici e dei giovani ricercatori, della riforma delle università di scienze applicate e della promozione degli investimenti nella ricerca d’avanguardia. In Austria i finanziamenti statali di sostegno agli studenti sono raddoppiati, con l’obiettivo di raddoppiare, entro il 2020, anche gli stanziamenti pubblici per la ricerca.

È tedesco, nel suo modo di operare. Chiaro, preciso. Vuole le cose regolari. Vuole le carte, non gli basta sapere che un governo regionale ha speso, per accreditare le cifre. Mal si coniuga il suo rigore con la creatività italiana, e meridionale in particolare, che non va molto per il sottile, quando si tratta di burocrazia. Per questo è temuto. Per questo si sta cercando di dire che ha torto.

Torto, sì. Se l’Unione europea blocca i fondi ad alcune regioni italiane, la colpa non è dei funzionari e degli amministratori nostrani che ancora non sono riusciti a comprendere come accedere ai finanziamenti, e rimandano costantemente al mittente buona parte dei fondi disponibili. La colpa è sua, di quell’insana e tutta austriaca voglia di avere le pezze di appoggio, prima di procedere e liquidare la pratica.

L’ultima puntata della querelle è nata a seguito di un’interrogazione parlamentare sulla situazione della Calabria. Gli eurodeputati meridionali Pittella, Pirillo, Cozzolino, De Castro e Arlacchi (che ha poi fatto un passo indietro) hanno avuto l’insana idea di chiedere. E Hahn l’altrettanta insana idea di rispondere.

Con un risultato tutto italiano: mentre a Bruxelles si bloccavano i pagamenti, spiegando tra l’altro che «al primo settembre nessuno degli otto grandi progetti previsti dal programma è stato notificato alla Commissione europea», a Catanzaro si convocava una conferenza stampa per negare quanto dichiarato dal Commissario europeo. Contenuti anticipati la sera precedente dal ministro Raffaele Fitto e dal suo ex compagno di cordata, Giuseppe Scopelliti: «Lo stato di avanzamento del programma operativo della Calabria procede in maniera soddisfacente».

Una storia identica all’altra bagarre in corso. Quella in cui l’Ue elimina il Ponte sullo Stretto dalle direttrici di grande percorrenza e qui si continua a investire sui lavori preparatori. La domanda sorge spontanea: chi pagherà? (il futurista nr 17)

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