I giornalisti? Per il governatore sono cialtroni

«Le trame oscure di Reggio Calabria. Attentati ai pm, veleni tra magistrati e la pressione della ’ndrangheta: viaggio in una città sotto scacco». La Stampa del 3 novembre. Poi c’è quella del 4: «Reggio Calabria a picco tra sprechi e cosche. Il Comune sepolto dai debiti, aziende non pagate. Nel mirino la gestione di Scopelliti, ora governatore». E sono solo titoli e sottotitoli. Catenacci, in gergo. Voce onomatopeica, visto quello che è successo in riva allo Stretto, di fronte alla stele dedicata a Ciccio Franco, leader del “boia chi molla” in seno alla rivolta del Settanta.

Guido Ruotolo scende saltuariamente a Reggio Calabria. Non lo fa per turismo. Arriva, cerca le carte e scrive. È il suo mestiere. I due articoli pubblicati dal quotidiano torinese subito dopo i Santi non sono i primi, non saranno gli ultimi.

Poi c’è Enrico Fierro. È di un anno fa il primo attacco su Il Fatto Quotidiano, decisamente non morbido. «Lele Mora, Scopelliti e una città piegata. Cattiva politica, massoneria, boss e spese folli: così fallisce il modello Reggio Calabria, che si avvia al voto amministrativo della prossima primavera». E non si è mai fermato.

La terna si chiude con Roberto Galullo. Galullo e “Guardie o Ladri”, il suo blog che toglie il velo alle mafie e alle zone grigie in cui si nascondono. Galullo e i pezzi per Il Sole 24 Ore, dove la Calabria appare sempre come una Regione mangiasoldi, fatta di sprechi che si avvicinano all’assurdo, di ritardi cronici, congeniti, in tutto. Fuorché nella capacità di spesa.

Tre ottimi giornalisti che finalmente si sono accorti della necessità di fare luce su questa terra di confine? No, non sbagliate a giudicare, e guardateli bene. Sono solo, semplicemente, tre cialtroni. Anzi, se guardate meglio, vi accorgerete che appartengono a una «cricca». Quale, non ci è dato di sapere: aspettiamo le prossime esternazioni del governatore maximo, Peppe Scopelliti, per poter avere lumi.

È successo pochi giorni fa, a latere di una commemorazione non proprio partigiana. Peppe si è guardato in giro, quando il giornalista locale gli ha chiesto un commento a caldo sugli ultimi articoli nazionali che lo riguardavano. Sono la dimostrazione tangibile della superiorità della penna sulla spada, quei pezzi. Chi se li è persi telefona a chi potrebbe averli per farseli inviare. Da qualche tempo si spacciano pdf via posta elettronica come nei bazar più forniti. Da qualche tempo è difficile trovare in edicola, fin dalla prima mattina, le tre testate nazionali dei tre “cialtroni”, come il Peppe locale ha inteso ribattezzare Ruotolo, Fierro e Galullo. Deve aver intercettato qualche traffico di notizie su di lui, Scopelliti. Deve aver compreso che il fiato sul collo di chi gli fa le pulci diventa sempre più caldo, e non è piacevole, anche se stiamo entrando nella stagione invernale. Deve aver ricordato che il suo leader ultimo, Silvio Berlusconi, ha sempre usato l’arma dell’attacco contro la stampa non piegata ai suoi piedi. E così ha guardato la statua di Atena, tristemente montata al contrario, nell’arena dedicata a Ciccio Franco, a minacciare i reggini e non chi arriva dal mare, tirando fuori il suo sorriso da ragazzone. Ha buttato là quel “cialtroni” quasi con nonchalance. Ha gustato l’effetto, ha lasciato appuntare la parola. Ed ha aggiunto, quasi per caso, “cricca”.

Non serve solidarietà ai tre colleghi. Hanno dimostrato e continueranno a dimostrare di sapere bene il fatto loro. Ma le scuse, quelle sì, dovremmo proprio farle. Perché, se ci pensiamo bene, è un po’ anche colpa nostra. [il futurista nr 26]

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