L’Italia è unita (dalle opere incompiute)

«Le coperture finanziare per gli auditorium, per l’aeroporto e per il museo della Magna Grecia non sono sufficienti». Lo sosteneva quattro anni fa l’Oice, l’associazione di categoria che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica. Ma nessuno ha ascoltato. Il bottino era ghiotto: si avvicinava il centocinquantenario dell’unità d’Italia, ciascuno voleva la sua fetta di torta per metterci su le candeline dei festeggiamenti e delle inaugurazioni.

Avevano ragione loro, ovviamente. Difficile fare i conti, oggi, sulle incompiute che arricchiranno un esercito già piuttosto numeroso, sparso per tutto il Paese. Da nord a sud, passando per il centro, la musica non cambia.

Imperia: alla ciclopista del Parco del Ponente ligure di Ospedaletti mancano un chilometro e mezzo di pista, una galleria di 400 metri, ancora da scavare, e più di 10 milioni di euro.

Venezia: 37 milioni di euro per scavare le fondamenta del Palacinema e accorgersi che il terreno era pieno di amianto. Rimangono due buchi: quello nelle casse dell’erario statale e quello transennato e coperto da un telo bianco.

Firenze: il Parco della Musica è partito da 69 milioni per arrivare a 157. E solo per la prima parte del mega auditorium. Mancano 100 milioni per andare avanti.

Perugia: l’ampliamento dell’aeroporto internazionale doveva costare 25,8 milioni, ne sono già stati spesi 44. Se tutto andrà bene inaugurerà a giugno 2012.

Isernia: lo storico campo di calcio ancora non si è trasformato nell’auditorium del Molise. Mancano 23 milioni. Il progetto iniziale costava intorno ai 5, ora si parla di 55 milioni. Ne sono già stati spesi 32. Ma l’inaugurazione aspetta da marzo. Nel tempo al mega teatro si è aggiunta una chiesa, un pezzo di università, forse altro ancora. Chissà cosa ne pensano le famiglie terremotate da nove anni, ancora in attesa di una casa.

Napoli: il restauro del Teatro San Carlo, affidato per 54,7 milioni, è costato 72,8. Ma almeno è stata ultimato.

Reggio Calabria: per il restauro del museo della Magna Grecia mancano all’appello 11 milioni. La ditta ha sbaraccato a ottobre, salta anche l’inaugurazione di fine dicembre, dopo quella di marzo. I Bronzi potranno andare al mare o in montagna a oltranza.

Le dieci grandi opere (si aggiungono la riqualificazione del Lungomare di Genova Quarto, il Parco Dora a Torino e il museo del Broletto a Novara, unico consegnato con il S. Carlo) dovevano costare 374 milioni di euro ed essere pronte “in tempo utile per i festeggiamenti”, se ha un valore quanto scritto nelle ordinanze del 2007 che le inseriscono nei Grandi Eventi. Con tanto di nomina dell’Unità tecnica di Missione. Ne sono già stati spesi circa 500, ne mancano più di un altro centinaio. Le jeux sont fait. Chi non ha inaugurato, potrà improvvisare qualche farsa prima della fine dell’anno. Oppure lavarsi pubblicamente le mani, spiegando che la colpa è di altri.

Come ha fatto il sindaco di Reggio Calabria, Demetrio Arena. Che con un tempismo incredibile, appena Berlusconi ha sbaraccato da Palazzo Chigi, ha inviato una lettera al neo Ministro Lorenzo Ornaghi, chiedendo di porre “fra le priorità dell’agenda dei lavori di codesto Ministero” il completamento del Museo reggino, per evitare che diventi “l’unica tra le opere previste all’interno delle celebrazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia a restare incompiuta”.

Chissà se si tranquillizzerà, il sindaco dello Stretto, sapendo di non essere il solo a sedere sopra incompiute con il tricolore della festa.  [il futurista nr 27]

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