Benigni, i corpi sciolti e le (silenziose) opposizioni calabresi

Lo confesso: non faccio parte degli oltre tredici milioni di spettatori televisivi che hanno seguito l’ultima puntata del “più grande spettacolo” di Fiorello. Dirò di più: ne ho vista neppure una puntata. Esistono le repliche, i tg, youtube, facebook: se proprio non puoi fare a meno di quello che è passato in tv, puoi comunque attrezzarti per “recuperarlo”.

Eppure l’eco dello «strabotto» è giunta fin nella punta dello stivale. E ancora sparge strascichi che stentano a spegnersi. Problemi per il profilattico? Problemi per l’inno del corpo sciolto che ha aggiunto un altro milione e mezzo di visi puntati sul grande fratello (quello “domestico”, non quello Mediaset)? Di tutto un po’, mescolato: un soufflé di escatologia. Sullo Stretto si amano le spezie, se si parla, lo si fa piccante e tosto come ogni pietanza che si rispetti.

«Svegliaaaa. Abbiamo pagato Benigni per fargli fare l’ennesima filippica contro Berlusconi e la lode della merda! Comunista ebreo miliardario e senza contenuti!». Questa l’opinione affidata a facebook da Luigi Tuccio, assessore all’urbanistica del Comune di Reggio. La sua pagina personale si anima, piovono commenti, e il politico specifica, casomai qualcuno avesse ancora dubbi: «non ho difficoltà a definire ebreo chi è miliardario ed ostenta umiltà e parsimonia. Il fatto che io non provi simpatia verso il popolo ebreo, non credo sia un’offesa».

La rete è un grande amplificatore, si sa. Nello spazio di poche ore la notizia approda sulle pagine web di un quotidiano nazionale. Se ne accorgono un po’ tutti, vengono battute le agenzie di stampa, i media locali iniziano a indignarsi o schernirsi, il caso monta. I politici dell’opposizione cittadina non credono nel miracolo, si affannano a chiedere a gran voce le dimissioni dell’intollerante “antisemita e anticomunista”. Il che è un’altra notizia, visto che ad altri politici locali non sono state chieste le dimissioni per motivi ben più pressanti dal punto di vista giuridico e giudiziario. Visto che, a ben pensarci, ci voleva una frase di odio razziale postata su facebook a svegliare un’opposizione che sembra davvero inesistente. Nella città dello Stretto come in tutta la Calabria.

Non vi tedio con gli esercizi stilistici che hanno impegnato le decine e decine di j’accuse lanciate da martedì, l’uno la fotocopia degli altri. Salva qualche voce diversa dal coro, che ha tentato un’improbabile difesa. Ma se volete seguire antefatto, fatto e misfatto, ci sono ancora miniblog calabresi che cercano di buttare benzina sul fuoco, commentando a gran voce l’uscita infelice, e anche terribilmente stupida, se mi è consentito, del buon Luigi Tuccio. Che pur qualcosa ha fatto, per spegnere i riflettori dal suo profilo facebookiano da ragazzone della porta accanto, distribuendo scuse e pentimenti un po’ ovunque. Che suonavano più o meno così: «Chiedo scusa a Benigni perché è un grande artista, portatore della bandiera artistica nazionale. Chiedo anche scusa a chi si è sentito offeso dal termine ebreo, che ho usato in maniera sconveniente ed errata. Non era mia intenzione offendere nessuno».

Me lo immagino, il Tuccio nazional popolare, chiedere ai camerati di partito “ma ebreo è un insulto?”; “e Benigni, mica è ebreo…”. Alla fine, dovremmo ringraziarlo: se non avesse fatto outing con il proprio antisemitismo, forse staremmo ancora chiedendoci dove si fosse nascosta l’indignazione dell’opposizione, così silente e silenziosa nonostante i tanti, tantissimi argomenti che pur andrebbero affrontati. A proposito di inni del corpo sciolto. [il futurista nr 29]

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