Se l’acqua non c’è, la papera non galleggia…

Fin dal cancello che dà l’accesso al Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro si capisce che il capoluogo calabro è cambiato molto. Passeggiare in quei sessanta ettari inaugurati ormai sette anni fa e arrivare alle sette sculture in ferro di Antony Gormley, che emergono dal prato, è un ottimo esercizio di simbolismo per spiegare lo stato attuale della città dei Tre colli.

Partiamo dal titolo dell’opera, Time Horizon. Non è casuale. Come non è casuale L’uomo che misura le nuvole di Jan Fabre. E tantomeno lo sono i Testimoni di Mimmo Paladino. «Tutti questi artisti» recita la brochure del parco «concentrano la loro ricerca sul mondo delle forme, inteso come luogo di azione-reazione nei confronti del tempo e dello spazio». Tempo e spazio, azione e reazione. Un tempo, nello stesso spazio, c’era l’incuria. Oggi c’è uno spazio in cui il tempo scorre solare. Ricordando l’azione – Michele Traversa, Presidente della Provincia di Catanzaro, ha cambiato la faccia della città –, a primavera c’è stata la reazione – un plebiscito per Michele Traversa, deputato, da Montecitorio a candidato sindaco per il Pdl. La quadra del cerchio, con gli ex An ai posti di comando: Scopelliti governatore regionale, Wanda Ferro presidente della Provincia e Michele Traversa sindaco di Catanzaro, Reggio Calabria con un passaggio di consegne al “commercialista personale”.

Ritornare in questi giorni davanti a quei sette busti che camminano verso il mare emergendo dalla terra ha un altro sapore, un’altra colonna sonora. Certo, l’uomo continua a misurare le nuvole, in bilico sulla sua scala, i quattro ieratici testimoni continuano il proprio viaggio immobile nell’inconscio. Eppure l’occhio vede solo più quei due palmi aperti dell’ultimo (o del primo?) testimone, che reggono due teste. Identiche eppure speculari.

Ed eccolo, il simbolismo. Traverso. O Traversa: solo questione di genere.

Michele Traversa, il sindaco più amato della Calabria, settimo assoluto su tutti i sindaci di Italia, di cui abbiamo parlato non molte settimane fa, vento in poppa per una carriera sempre più in salita, da quel 1985 in cui venne eletto consigliere comunale della sua città per il Movimento Sociale Italiano. Traversa, il candidato che aveva fatto indietreggiare i nomi altisonanti dati come possibili candidati del capoluogo calabro per il Pd, certi come lui di una vittoria al suon di fanfara. Traversa, uno dei casi italiani di incompatibilità, che avrebbe dovuto scegliere, in tempi brevi, tra la carica di deputato e quella di sindaco. Traversa, che molti dei suoi concittadini giuravano aver rinunciato di fare il parlamentare nel momento stesso della candidatura alla fascia tricolore, e che nei giorni scorsi hanno scoperto aver abdicato per tornare onorevole a tempo pieno.

«Dichiaro il mio fallimento e chiedo scusa alla città e a quanti hanno amministrato con me, però la situazione è disastrosa». Così parlò Traversa. Spiegando l’arcano, che puntava sul doppio incarico non come presunta incompatibilità da risolvere, ma come base fondante delle future scelte amministrative: «Mi sono candidato a sindaco della città di Catanzaro anche perché, essendo deputato, pensavo di portare un valore aggiunto per risollevare le sorti del Comune facendo affluire risorse e finanziamenti».

Tornando a passeggio nella biodiversità, cercando di indovinare le prossime reazioni a questa nuova azione, non vengono in mente grandi citazioni sociologiche o filosofiche. L’unica cantilena che il vento continua a ripetere è ormai nota: se l’acqua non c’è, la papera non galleggia. Neppure quella del Parco. [il futurista nr 30]

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