Lo dice la cronaca: ritorna di moda “Papà Goriot”

Siamo davvero tutti figli di papà, come raccontano le cronache degli junior vip, vere e proprie collezioni di collezionatori di cariche, incarichi e poltrone di velluto con annesso bonifico mensile fin da ragazzini? Dagli ormai grandi e “sdoganati” Berlusconi a Gabriele Moratti, passando per Geronimo La Russa, esperto di immobili e pluriconsulente al fianco di Salvatore Ligresti, facendo tappa nei tanti bed & breakfast del piccolo Vespa o nell’azienda vinicola umbra di Francesco e Giulia D’Alema, si arriva a Silvia Deaglio, due posti fissi nell’università di papà Mario e mamma Elsa.

Si sa come vanno queste cose. Ci si indigna, ripetendo, al bar e al supermercato, in coda negli uffici pubblici e dietro la scrivania, per chi ne ha ancora una, che non è giusto. La satira ci mette il carico da novanta, i social network fanno un po’ di bordello convenzionale. Finché anche questa aberrazione diventa ovvia, normale. Che, non lo sai che è così? Così, già. Chi non è figlio di papà, e l’aiutino non può averlo per diritto di sangue, si arrabatta come può per ottenere, se non l’eredità diretta, almeno il diritto di sedersi nelle stanze più umili della grande famiglia di Pantalone. Ciascuno aspirante figlio di papà.

L’Italia si è modernizzata. I giovani non sono più mammoni. Sono bamboccioni, tutt’al più. Ma sempre all’ombra di papà. E poco importa di che papà stiamo parlando.

Ha dato l’allarme Saviano. Si è accorto, un anno dopo, che la Rai aveva ospitato in platea Gaetano Marino, ritenuto uno dei boss degli Scissionisti, per assistere all’esibizione canora che la figlia gli stava dedicando. Bacino in diretta. Dal teatro Politeama di Catanzaro.

E siccome le notizie curiose e assurde vanno sempre in coppia, lo stesso giorno la Calabria “passa” in nazionale per un secondo papà. Rocco Aquino, latitante (in un bunker a casa propria, a Marina di Gioiosa Jonica, nella Locride) da un anno e mezzo.

Il boss della camorra passava in tv, circuito nazionale, per commuoversi ascoltando la voce angelica della figlia, quello della ’ndrangheta finisce in carcere per aver inviato a una tv locale un sms in cui contestava l’espulsione dei due figli dalla partita di calcio. Il Marina di Gioiosa Ionica, squadra che milita nel campionato di promozione calabrese, era cosa sua, di fatto. Ovvio per lui, quando al termine della baruffa in campo i figli vengono espulsi, inviare un sms anonimo alla televisione locale che sta commentando i risultati di calcio, contestando l’espulsione. Il messaggio, proprio perché anonimo, non passa. Neppure l’ira del papà al quale hanno espulso entrambi i figli. Così spedisce un secondo sms, firmandosi “un dirigente” del Marina di Gioiosa Ionica. Questa volta il messaggio passa. E viene letto anche dai carabinieri, che fanno partire le azioni per la cattura.

La domenica successiva Vincenzo Aquino, uno dei due figli, tornato in campo, si frattura tibia e perone. Non risulta però che dal carcere siano arrivati messaggi all’ospedale dove è stato ricoverato.

E dunque. Possono essere multinazionali, o università, o gare canore, o partite di calcio: ormai è totalmente superato il Manuale del perfetto Papà, che Aldo Busi consegnava alla storia undici anni fa, sostenendo che “il perfetto Papà fa tutto per suo figlio: cioè non lo fa, tanto per cominciare”. Ritorna di moda Papà Goriot, dei primi dell’Ottocento, e il suo amore morboso, con cui Honoré de Balzac profetizzava l’Italia dei giorni nostri: «I padri devono sempre dare, per essere felici. Dare sempre, l’esser padre sta in questo». [il futurista nr 36]

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