Quel ponte tra l’Aldiqua e l’Aldilà, tra le nostre ferite e il nostro bisogno di capire

Il pensiero crea. Lo hanno detto in tanti, nei millenni di pensiero in cui si sono cercate risposte. Ma aveva altro sapore e altre profondità, quando lo ha ripetuto Venera Siracusa, sensitiva e master Reiki, durante Un ponte d’amore con l’Aldilà, il primo convegno calabrese dal titolo “oltre il tunnel la luce infinita”.

Ero là. Da venerdì a domenica, al 501 Resort di Bivona, sul mare vibonese.
Ero là perché me lo ha chiesto Mary Sorrentino, presidente della fondazione “Federica per la vita onlus”, che accanto all’associazione “Amati Angeli” ha organizzato l’arrivo in Calabria di persone di fama internazionale per la loro ricerca spirituale. Medium, sensitive, metafonici, genitori di ragazzi che hanno attraversato prematuramente quel ponte: tutti uniti in un’esperienza difficile da raccontare, bellissima da vivere.
Ero là perché non avrei voluto essere in alcun altro posto.
Ero là quando Venera si è raccontata, partendo dalle esperienze di oltre vita dei 5, dei 9, dei 10 e degli 11 anni: «ho sempre conservato l’ultimo respiro per rinascere», ha sintetizzato. Ma oltre le sue parole vedevi quella luce pura, pulita, trasparente, con cui ti fruga dentro, con cui guarda e vede oltre. «Il pensiero crea». La risposta a tante domande. «Bisogna avere amore, bisogna sentire e pensare amore. Solo così possiamo attraversare quel ponte, almeno con il cuore, e sentire il contatto e i messaggi di chi quel ponte l’ha già attraversato».

Ho avuto bisogno di uno stacco netto, prima di essere in grado di raccontare, innanzitutto a me stessa, quello che è stato. Non sono mai stata inseribile nel calderone degli scettici, quelli che non credono a prescindere. Ma neppure sono una credente. Nel senso proprio del termine, così come in quello più ampio. Ho alcune certezze, maturate nei miei personali dolori. Una di queste certezze è che il dolore annienta, oppure fortifica e fa fare un passo avanti verso la possibilità di comprendere. Verso la necessità di comprendere.

Trovarmi con i miei piccoli, piccolissimi dolori, in confronto a quelli immensi che avevo davanti, ferite aperte e sanguinanti per l’eternità, mi ha confermato quella certezza. E mi ha fatto fare lo sforzo classico di chi è chiamato a dare un ordine e un senso ad interventi difficili, importanti, assorbenti: cercare di interpretare i dubbi e le domande dei presenti. Il pensiero creaTutto si crea, nulla si distrugge. A partire dalla paura.

E proprio la paura è stata la presenza oscura. Quella da chiamare con il suo nome per poterla superare. Ma paura di cosa? Della morte, forse? E dunque della vita? Superare la paura della morte, credere che la morte sia solo un passaggio dall’Aldiqua all’Aldilà, un superamento del ponte, può aiutare a superare la paura della vita? La paura di se stessi? E se si ha paura, perché si arriva a chiedere un contatto, a cercare “risposte canalizzate” dei propri cari che hanno superato il ponte? E quando queste risposte arrivano, spaventano comunque o solo quando non piacciono?

Il mondo del dolore è immenso e incomprensibile. Come la vita e la meta-vita. Credere che “dopo” ci sia qualcosa non basta per accettare ciò che è successo “prima”. Anche quando ti spiegano che sono prove, che sono atti di purificazione, di avvicinamento alla comprensione. Alla luce. All’amore. A Dio?
Paura. Paura dell’ignoto. Paura di ciò che non si conosce. Paura di ciò per cui non abbiamo prove certe. O, semplicemente, paura dell’amore?

Forse mi sarebbe servito uno stacco maggiore, per poter raccontare ciò che ho visto. O forse quando si vede non solo con gli occhi e si ascolta non solo con le orecchie è ancora più difficile raccontare.

Posso dirvi che non conoscevo l’esistenza della metafonia e oggi so, grazie a Riccardo Di NapoliLuigi Cama e Gabriella Sorace, che è un ottimo strumento per canalizzare risposte. Per ottenere contatti. Posso dirvi che avevo già visto medium all’opera. Ma Linda Macaluso e Angela Draicchio, le sensitive che si sono affiancate a Venera Siracusa (sembra un nome d’arte, l’ho pensato anche io, ma si chiama proprio così), hanno riempito non solo la sala, ma anche i cuori di chi le ha “utilizzate” per contatti durante i colloqui personali, che si sono susseguiti per tutti i tre giorni. Posso dirvi che se ci sarà un nuovo incontro del genere ci vorrò essere, e consiglio di esserci a chiunque abbia domande, ma non riesca a capire dove cercare le risposte. Posso dirvi, come ho detto presentando la sua relazione, che sono tre volte grata a Mary. Per avermi permesso di conoscere Federica, e di raccontarla, dopo il suo passaggio del ponte. Per avermi fatto conoscere il suo amore e quello della sua famiglia, a partire dallo splendido Save. E per avermi dato, con questo convegno, la possibilità di entrare in contatto diretto con altre realtà, altre luci, con i guardiani dei canali, le guide da una parte e dall’altra del ponte.

Non leggeremo di quello che è successo se non nei nostri cuori. [scirocconews.it]

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One thought on “Quel ponte tra l’Aldiqua e l’Aldilà, tra le nostre ferite e il nostro bisogno di capire

  1. è stato un convegno che mi ha lasciato molto, tu sei stata una pefetta “regista” nell’unire in uno splendido e acuto filo conduttore tutti i personaggi e gli argomenti. un abbraccio lucia pugliese

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