Ecco a voi la Calabria della buonavita

Reggio: Luna ribelle e Tabularasa. Una serata intensa, una tappa fondamentale del nostro viaggio senza targa. Le emozioni del giorno dopo e i prossimi appuntamenti, con un’unica certezza: la buonavita esiste. Ed ha voglia di ripulire il mare dagli inchiostri di tutte le piovre

Uno strano filo rosso ha legato le due tranche della serata di ieri sera a Reggio Calabria. Tabularasa di fronte alla Sicilia, accanto alla Torre Nervi e alla Luna Ribelle. E già sarebbe bastata l’ambientazione, per rendere magica la notte del “dopo Circe”.

Abbiamo iniziato alle ventuno. Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, come sempre ottimi padroni di casa, oltre che perfetti testimoni di buonavita, ci hanno passato i microfoni per iniziare il nostro viaggio senza targa. Sono corse via, le prime due ore. Dovevano essere molti di più, i nostri apostoli sul palco. Non tutti e dodici, ovviamente. Ma aver spostato, all’ultimo minuto, la data per il maltempo, ha impedito a don Giacomo Panizza, don Pino Demasi, Carolina Girasole, Gaetano Pisano e Mary Sorrentino di raggiungere lo Stretto. Ci hanno provato, non ce l’hanno fatta. C’erano però Mario Congiusta e Patrizia Prestia. C’eravamo noi. E, soprattutto, c’eravate voi.

Quando, alla fine dello scorso anno, Alessandro Russo ed io abbiamo deciso di invertire la tendenza e raccontare gli esempi positivi di questa nostra (posso dirlo a pieno titolo, “nostra”?) Calabria, sapevamo che la buonavita esiste. Ieri sera l’abbiamo respirata nei silenzi con cui avete evidenziato l’importanza dei racconti di Mario e Patrizia, negli applausi aperti, corali, con cui avete sottolineato i passaggi più forti.

Parlavo di mare, ieri. Di questa Calabria che è un mare pulito e immenso, con un suo orizzonte ben delineato, ostaggio di una piovra che sputa il suo inchiostro, sporcandolo e offuscandolo. Un inchiostro che diventa esso stesso mare, confondendo la percezione della Calabria. Facendo credere che sia tutta malavita, che la buonavita non esista. La buonavita è molto più ampia, in Calabria. La buonavita è mare. L’inchiostro, però, ha un peso specifico maggiore: in pur piccole quantità riesce a offuscare ogni limpidezza. Ma il mare è mare, ritorna mare. Nessuno può prosciugarlo.

Un filo rosso, dicevo. Dopo di noi Antonio Ingroia. Ha raccontato di sé e di noi, della nostra Italia, partendo da Palermo. Ha ripetuto gli stessi concetti che ci hanno fatto riflettere sul palco prima di lui. La buonavita esiste. Bisogna saperla riconoscere, bisogna raccontarla per non farsi attrarre da lune bugiarde, da inchiostri che si fingono mare.

Viterbo e Reggio Calabria. Abbiamo battezzato senza targa nel migliore dei modi.
Ma il nostro viaggio è appena cominciato. C’è quello del nostro libro, c’è quello che continueremo a fare con voi e grazie a voi.

Stasera saremo a Marina di Gioiosa Jonica, al primo campo di lavoro organizzato da Libera nella Locride per l’estate 2012, dedicato a Gianluca Congiusta. Incontreremo, con Mario, i ragazzi provenienti da tutta Italia. Per la prima volta nella Locride c’è anche un ragazzo calabrese. E c’è una ragazza siciliana. A proposito di fili rossi.

I ragazzi stanno lavorando in un terreno confiscato alle cosche, dove sorgerà un centro di accoglienza. Al centro don Milani parleremo ancora di buonavita. La racconteremo, la ascolteremo.

Durante l’incontro, voluto dalla Fondazione Gianluca Congiusta, lasceremo ai ragazzi qualche decina di libri, messi a disposizione da sabbiarossa ED (bianco come la vaniglia e senza targa) e da Città del Sole (ius sanguinis). Le copie torneranno con loro, i ragazzi di Libera, nelle casa di tutta Italia. Saranno un modo per far sentire ancora più forte il senso di appartenenza a questa terra, alle ferite aperte di tanti, troppi giovani che non dobbiamo dimenticare mai.

Perché le storie vanno fatte nostre.

Perché Gianluca, Francesco, Fede e tutte le vittime innocenti di questa nostra terra sono nostri figli, nostri fratelli. Perché i nostri dodici apostoli, “inviati” a raccontare la buonavita di Calabria, sono i nostri fari e l’esempio da seguire.

Domani saranno 24 anni.

Ventiquattro anni senza Roberta Lanzino. «Che è tua figlia, è tua sorella. E sarebbe potuta essere tua madre, se quei cinque minuti di 24 estati fa non fosse passata in una strada sconosciuta, nella sua Torre di Mezzo, ma in qualsiasi altra parte del mondo». C’è anche Matilde Spadafora, sua madre, tra i nostri 12 apostoli.

C’è il dolore puro, assoluto.

Liliana, con Patrizia Prestia, don Giacomo Panizza e Mario Congiusta saranno nella prossima tappa del nostro viaggio senza targa, a Locri, sabato prossimo, il 28 luglio.

L’unico inchiostro che vogliamo ancora vedere è quello necessario per raccontare le storie di buonavita. Quello che ieri sera aveva i volti intensi di ciascuno di voi. [sciroccoNEWS]

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