Mimose secche o sciolte nell’acido: un altro 8 marzo

Riflessioni fuori moda in attesa che finisca la giornata. I simboli, i riti, gli eventi, in attesa di trovare il senso e i contenuti della giornata internazionale della donna

Mi hanno sempre dato noia le feste comandate, le ricorrenze e i festeggiamenti imposti dall’alto. Ho sempre affrontato ogni data in apnea, in attesa che arrivasse la mezzanotte e si ritornasse allo status quo.

Così è stato anche e soprattutto per l’8 marzo.

Clara Zetkin e Rosa Luxemburg oltre cento anni fa (106, per l’esattezza), così come Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei ormai cinquant’anni fa (la ricorrenza è alle porte: nel 2014 la festa raddoppierà) avevano le idee chiare su ciò che si doveva fare e dire.
Ma oggi sembra che siano sopravvissute solo parole e mimose.
Non parlo delle poche – davvero poche – donne femministe capaci di superare proclami e parole, che non interrompono per un giorno (ogni giorno dell’anno, mica solo l’8 marzo) la propria lotta impari per far comprendere la diversità nella parità. Parlo di noi. La gente.

Quella che oggi compra il rametto di mimosa “perché oggi è la festa della donna”. Quella che sorride al vedere i locali “pieni di femmine”. Quella che confonde la festa con la giornata internazionale, la rivendicazione di diritti sacrosanti con il polline giallo che ne è diventato il simbolo più appropriato. Perché la mimosa sfiorisce e secca in un giorno, proprio come ogni 8 marzo, uguale a se stesso, sempre alla rincorsa di qualche “idea” per farsi notare nel panorama delle manifestazioni che inondano la giornata di eventi, incontri, dichiarazioni. In Calabria, l’anno scorso come quest’anno la giornata è dedicata a donne morte di ‘ndrangheta, in Italia si è più orientati contro il femminicidio. Giusto, sacrosanto parlarne. Ma perché solo oggi?

Da fine 2012 sto lavorando, con sabbiarossa ED, al primo titolo della collana GENEAOLOGIE, dedicato proprio alle tematiche femminili e femministe. Mesi in cui ho potuto entrare in un mondo che non mi è mai appartenuto fino in fondo, che ho sempre sfiorato senza mai sentirmene davvero parte, anche quando mi ci sono trovata immersa senza rendermene conto. contro versa, questo il titolo della collettanea in rosa, uscirà a inizio aprile. E oggi, più di ogni altro 8 marzo, mi sembrano chiarissime le ragioni per le quali non riesco a fare mia questa giornata: così come è pieno di persone che aspettano le feste natalizie per strafogarsi di cibo, è pieno di persone che oggi daranno la migliore rappresentazione del proprio impegno e del loro essere per la parità dei diritti. Oggi, perché domani è un altro giorno.

Per fortuna esistono donne migliori di me. Donne impegnate. Donne che ci credono davvero. Donne che sono un simbolo, non solo degli 8 marzo che ci sono stati e ci saranno. Per loro, vale la pena cercare ancora un senso in questa giornata di mimose ed esercizi di stile. [sciroccoNEWS]

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