Il XXVI Salone del Libro di Torino: l’ennesima occasione persa della Calabria

Iniziato giovedì 16 maggio 2013 al Lingotto, il Salone è andato avanti fino a lunedì 20. La Regione Calabria era ospite d’onore. Ma.
Ma ancora una volta ha perso un’occasione unica. Ho seguito per sciroccoNEWS ogni attimo, dentro e fuori lo stand che esponeva, accanto a pochi – pochissimi – libri di autori e/o editori calabresi, ‘nduja, suppressata, vini, cipuddazze di Tropea. Persino acque minerali. A seguire i link del diario, giornata dopo giornata, e il consuntivo. Attendendo la prossima occasione.

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Questione di mutazione genetica, dopo il Salone del Libro

Chiusa la XXVI edizione della kermesse al Lingotto, la redemption della Calabria ospite d’onore è prossima allo zero. O all’infinito? Pensieri in libertà in cerca di una sintesi

Ieri sera il Lingotto ha chiuso i battenti. Oggi si è smontato lo smontabile, si sono preparati i pacchi. Domani torneranno in Calabria gli ultimi indefessi, come i miei amatissimi Ubiki.

Sono passata ancora una volta in via Nizza, davanti alle bandiere dell’entrata che finalmente sventolavano asciutte al sole. Ma non ce l’ho fatta ad entrare. Troppi, cinque giorni – sei, con la prima giornata dell’allestimento – trascorsi tra gli stand, nel circo che da ventisei anni consacra la mia Torino come il capoluogo nazionale del libro. E anche della cultura, azzarda qualcuno.

Conservo, di quest’ultima edizione, immagini contrastanti. Emozioni opposte. Iniziano a confondersi tra loro, i bianchi e i neri. Ma non diventano grigi: diventano righe che camminano parallele senza mai incrociarsi. Un po’ come le due parti in causa in questa fiera editoriale che ha consegnato alla Calabria il testimone di ospite d’onore.

Due parti nette e distinte. Le solite: chi decide in modo univoco, facendo calare dall’alto le proprie decisioni che nessuno può osare mettere in discussione, e chi guarda, osserva, cerca di comprendere il senso di quelle decisioni, non lo trova, cerca un confronto, non trova neppure quello, condivide le proprie impressioni, si accorge che sono oggettive, e non soggettive, e allora prova a cercare insieme le domande giuste. Ma continua a rimanere senza risposte.

In questo gioco delle parti ci sono i soliti furbetti: quelli che urlano, minacciano, brigano, sfantasìano, e quando ottengono le piccole briciole richieste si dimenticano di aver urlato fino a quel momento. Ci sono quelli che ti raccontano tutti i retroscena più assurdi, mettendoti di fronte ad una miseria miserrima e condivisa, poi minimizzano e ti giurano che hai capito male, negando se stessi. Ci sono quelli che odiano tutti gli assenti, e fanno il giro delle critiche di chi non c’è, a turno: par condicio. Accanto a questi signori della porta accanto ci sono anche persone che vorrebbero davvero cambiare le cose. Ma hanno le mani legate.

Ora però cambierà tutto: il nostro assessore Super Mario Bros ci ha raccontato ogni giorno, più volte al giorno, delle mutazioni genetiche in corso in Calabria, che da terra di problemi sta diventando terra di opportunità. Mutazioni che mi spaventano, se devo essere sincera. Perché, pur convinta che Caligiuri sia armato della più sana buonafede possibile, sono altrettanto convinta che il suo indicatore di opportunità abbia le batterie scariche. O sia attratto da un falso nord, che in realtà null’altro è se non un’enorme calamita ben piazzata sotto la voce “sprechi pubblici”.

Sarà un caso, ma della Calabria come ospite d’onore al Salone del Libro non si è proprio parlato sui media nazionali. Ben lo sa, l’assessore regionale alla cultura – che prima di tutto è un docente di comunicazione – che la mancanza di redemption equivale alla mancanza di una valida strategia di marketing. E non può essere misurata la redemption solo sulle veline pubblicate sugli organi di stampa locali (peraltro non presenti, salvo quasi inesistenti eccezioni, a Torino ad annusare davvero quello che è successo).

Filippo Veltri ha parlato a lungo, negli incontri pubblici e nelle chiacchiere da bistrot interne allo stand, di pregiudizi. Elaborando la teoria in base alla quale la Calabria e i calabresi sono vittima costante di pregiudizi, ha cercato di spronare a superarli, perché è l’unico modo per non tornare ancora più indietro.

E forse il nucleo sta proprio nel pregiudizio. Quello che continuiamo ad alimentare, mescolando suppressata a prebende e marchette (altra cosa rispetto al marketing, ma non tutti ne hanno coscienza), e allontanando qualsiasi forma, anche solo embrionale, di possibilità di cambiamento. Perché continuiamo a lamentarci delle etichette che ci affibbiano se poi, in ogni occasione utile (quella del Salone del Libro è l’ennesima, ma non certo l’unica occasione persa) facciamo di tutto per rafforzarle e renderle regole?

Era tempo del consuntivo, stasera. Era tempo di tirare le somme e fare il punto (e a capo, magari).
In realtà, mentre Ballarò immolava le vittime sacrificali del Salone (ragazzi che, intervistati, hanno bellamente confessato di aver letto un solo libro nella propria vita, e che erano contenti di essere a Torino perché in gita scolastica – quello del Lingotto era un incidente di percorso, necessario quanto breve), mi sono resa conto che non sono ancora pronta per tirare le somme. Forse non lo sarò mai (ma non tiri un sospiro di sollievo il mio amico Gilberto, a proposito della critica mossa “per simpatia”: ci proverò comunque, ancora). Forse ha capito tutto chi crede che sia giusto costruire una politica regionale di “acculturamento” basandosi su La corsia n. 6 di Čechov: “I pregiudizi e tutte le brutture e turpitudini della vita sono utili, perché col tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in humus”. E dunque continuiamo a produrre il peggio del peggio: verrà il momento in cui tutto quel letame potrà trasformarsi in concime. Questione di mutazioni genetiche.

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