La magia della #CalabriaOLTRE di Nicola Gratteri a Scilla

Dopo l’anteprima al Bleu de Toi, piazza San Rocco strapiena per la prima di Scilla in passerella, la rassegna organizzata dalla Filodrammatica scillese con la direzione artistica di Sabbiarossa ED e Ossi di Seppia. Dopo l’intervista di Paola Bottero al procuratore aggiunto della Dda di Reggio, il concerto degli Hantura

È arrivato con oltre mezzora di anticipo. Alla guida della sua auto, accanto la moglie Marina, che definisce «la mia unica padrona». Dietro, senza lampeggianti né sirene, l’auto della scorta. È sceso dall’auto, ha dato un’occhiata a piazza San Rocco, la terrazza sul mare e sul castello di Scilla, ed ha iniziato a coordinare i suoi agenti per decidere come e dove lasciare le due auto. «Fa sempre così», sorride la moglie, elegante signora in tailleur fucsia, accarezzandolo con gli occhi.

Le prime strette di mano, le prime richieste di autografi, i primi scatti fotografici. La piazza si è mossa come un’onda, appena Nicola Gratteri ne ha toccato il pavé. Sorridente, rilassato. Un altro sguardo intorno, annusando l’aria, per cercare un luogo dove parlare con calma in attesa del termine del soundcheck. Vincono i gradini davanti all’ingresso del Municipio. Ci sediamo lì, come due turisti che vogliono godersi il panorama. Accanto le due colonne a sua protezione. Davanti una piazza già piena, ma non come lo diventerà mezzora dopo, alle 21:30. L’orario della prima declinazione di questa nostra #CalabriaOLTRE: dopo l’anteprima di martedì, Scilla in passerella oltre la passerella, è la volta di andare oltre i tribunali.
La nostra mezzora vola via, come i racconti che si inseguono e si accavallano. Questo vorrei fare: raccontare non solo il magistrato Gratteri, il procuratore aggiunto della Dda di Reggio, ma anche Nicola, il geracese che mostra orgoglioso i calli della zappa, che si illumina quando parla del suo orto, della sua terra, dei pomodori e delle melanzane che tante soddisfazioni gli hanno dato e continuano a dargli.
Non porta l’orologio, ma ha un timer incorporato. È ora di andare, dice. Poi controlla il telefonino, giusto per conferma. Sono le 21:27. Due minuti per attraversare la piazza. Uno per salire e sistemarci sul palco. «Non facciamoli aspettare: facciamo vedere ai nordici, sempre in ritardo, che noi siamo puntuali al secondo». Ride. Mi guarda. Si ricorda che sono stata nordica, un tempo. Ride ancora di più, e mi prende sotto braccio. Sei dei nostri, dice quell’abbraccio. Mi sento dei nostri da tempo. Mi sento orgogliosa di definirmi calabrese sempre, ma ancor più quando essere calabrese significa identificarsi con persone – non personaggi. Persone come Nicola. Che è salito per darsi, a 360 gradi, ad un pubblico che faceva esplodere la piazza.

Quanti eravamo, ieri sera? Oltre mille. Ci respiravamo l’un l’altro, e respiravamo il nostro magistrato e le sue parole. Così semplici. Così efficaci. Un abbraccio infinito, quello che Scilla ha voluto dare a Nicola Gratteri, alla sua «prima volta» nella cittadina.

Lo confesso. Come l’ho confessato a lui quando ho avuto modo di confrontarmi fuori dalle occasioni pubbliche. Prima di conoscerlo, pur condividendo la più parte dei suoi concetti – pur citandone spesso alcuni passaggi, e ricevendo talvolta levate di scudi come risposta – non mi era esattamente simpatico. Anzi. Perché bisogna conoscere Nicola, per comprendere a fondo anche Gratteri. I suoi bianchi o neri che escludono ogni gradazione di grigio, le sue perentorietà nel sottolineare come anche a lui, se fosse «nato e cresciuto 50 metri più in là», sarebbe potuto diventare un capo mafia, il suo continuare a ripetere che «la ricchezza è una malattia», il suo amore «viscerale» per la Calabria sono elementi sostanziali, una vera e propria mappa necessaria per entrare nel profondo dei suoi concetti. Per comprendere appieno il suo percorso che lo porterà a riscrivere parte del diritto penale in seno alla Commissione che porta il suo nome, istituita a fine luglio dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Per dare il giusto valore al suo mantra, «essere mafiosi non conviene», che ripete all’ossesso in ogni occasione, soprattutto ai giovani.

Tutte importanti e degne di nota, le parole che il procuratore ieri sera ha lanciato tra Scilla e Cariddi. Ma ce ne sono alcune che mi piace sottolineare. Perché mi hanno fatto particolarmente piacere. Perché mi toccano ancora più da vicino. Come quando, con grande semplicità, ha detto «altrimenti non sarei qui», a chiosa del mio piccolo excursus su questa scommessa che è Scilla in passerella, una rassegna nata senza alcun finanziamento pubblico, con un programma che noi di Ossi di Seppia e Sabbiarossa ED abbiamo messo su per l’organizzatrice, la Filodrammatica scillese, con molta follia, tanta fiducia e tempo ridotto al minimo. O quando, rispondendo alla mia domanda sulle ragioni per le quali i media nazionali riprendono sempre e solo determinate notizie di questa nostra Calabria – domanda che è un po’ un’anticipazione di questa sera, con la #CalabriaOLTRE i pregiudizi partendo da Marchiati di Alessandro Russo –, non ha avuto problemi a dire: «la colpa è anche di noi magistrati: molte volte, forse per fretta, ci facciamo usare dalla stampa nazionale».

Siamo andati #OLTRE. Oltre mille le persone in piazza, oltre le più rosee aspettative per il debutto, dopo l’anteprima, di Scilla in passerella. Oltre le convinzioni di chi insiste nel dire che per fare antimafia ci vogliamo finanziamenti pubblici. Oltre chi non ci ha creduto ed ha cercato, fino all’ultimo, di toglierci la speranza che una #CalabriaOLTRE esiste. Esiste, è la maggioranza ed aveva facce bellissime, ieri sera. Quella dei presenti che hanno creato una magia infinita. Grazie a ciascuno di voi: insieme abbiamo declinato la frase di Kerouac che ci sta accompagnando: “Si può sempre andare oltre, oltre – non si finisce mai”. Abbiamo appena iniziato, per l’appunto. [sciroccoNEWS]