“Colpito alle spalle mentre guardavo il tramonto”. Ciao, Gioacchino

La notizia è uguale a tante, identiche. Punto da un’ape, shock anafilattico. Non ce la fa.

È successo una manciata di giorni fa a Praia a Mare. Il confine più a nord sul Tirreno cosentino. C’è Tortora, che la separa dalla lucana Maratea. E poi è già Basilicata.

Sopra, a dominare il golfo di Policastro, che abbraccia i tre mari salernitani, potentini e cosentini, c’è Aieta. Un borgo medievale incastrato nei boschi. In mezzo, tra l’isola di Dino e le vette, si allarga Pian delle Vigne. Una fascia di flora mediterranea già squassata più volte dagli incendi che riducono a pietre e carbone le terre più belle e ricche del Sud Italia. Un piano che piano non è, perché digrada verso il mare e sale verso il Pollino, a seconda di come ci si gira. E in quel pezzo di terra affacciata su uno dei panorami più belli che si possano immaginare, Gioacchino ha coltivato il suo sogno. Coltivato nel senso più puro del termine: ha creato dal nulla un agriturismo, l’agriturismo Nappi, che in pochi anni è diventato un punto di riferimento e di eccellenza. Gioacchino e Linda. Una coppia contagiante per la serenità che trapela da ogni angolo di quel pezzo di paradiso sospeso tra mare e monti.

La notizia è uguale a tante, identiche. Giovane di 59 anni punto da un’ape. Da bambino il padre, medico, l’ha letteralmente “preso per i capelli”: le punture erano state una ventina, la reazione allergica immediata e dirompente. Gioacchino ce la fa, e da allora l’attenzione nei confronti delle api è massima. Ultimamente, per sicurezza, aveva anche venduto le arnie. Bastavano le pecore, per l’agriturismo.

Il sogno è coronato. Nonostante le difficoltà di essere imprenditore al Sud. Nonostante la voglia di non dover dire grazie a nessuno, neppure per una strada che sarebbe un diritto avere. Nonostante la miopia delle istituzioni. Gioacchino non può essere miope: esercita i suoi occhi ogni sera, quando si siede davanti all’infinito. Il 19 agosto posta su Facebook una foto che parla da sola. Aggiunge un commento: “colpito alle spalle mentre guardavo il tramonto”. Un mese dopo a colpirlo alle spalle è il destino. Un’ape. Ancora. Lo punge in testa. Va dalla moglie ridendo. Gli sembra impossibile: una banale puntura che non lo spaventa più. Linda lo fa sedere, vuole controllare. Si allarma subito. C’è del cortisone, all’agriturismo, cercano di far ingerire a Gioacchino la fiala. Ma lo shock anafilattico è già partito. I soccorsi medici, allertati subito, arrivano. Invano.

La notizia è uguale a tante, identiche. Muore punto da un’ape. Si rincorrono le ire di chi sottolinea che se Praia avesse un pronto soccorso adeguato si sarebbe salvata un’altra vita. Guardo la notizia senza approfondirla. Troppa ira. Troppi morti. Troppe vittime innocenti. Ogni volta mi ritorna il rigurgito di quello ius sanguinis ribaltato. Quel dover pagare con il sangue il fatto di essere nati in Calabria. Perché è vero, si muore di malasanità un po’ ovunque. Si muore ovunque anche di shock anafilattico. Ma qui si muore di più.

La notizia è uguale a tante, identiche. Muore punto da un’ape. Ma è Gioacchino. Gioacchino Nappi. Un amico. Un imprenditore. Un ragazzo di 59 anni che aveva deciso di rimanere in questa terra per portare avanti il suo sogno. E la notizia non è più uguale alle altre. Il dolore sì. [scirocconews]

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