Buon compleanno, Gianluca

Silenzio. E paura. Ma dolci.

Un silenzio e una paura che ti accarezzano dentro, cercando di colmare quel vuoto che ha iniziato a farsi spazio da quell’infame notte. Il 24 maggio 2005. Un giorno come un altro.

Il giorno, per la famiglia Congiusta.

Il giorno in cui ha iniziato a urlare il silenzio di Siderno, di chi sapeva, di chi poteva aiutarli a capire perché avevano ammazzato il loro Gianluca, in un agguato buio come gli anni che hanno iniziato a trascorrere, inesorabili. Il giorno a partire dal quale quel silenzio è stato rotto solo da un piccolo grande uomo, quel Mario che oggi è un simbolo della giustizia e della legalità.

Il giorno in cui è iniziata anche la paura. Paura di chi guardava fisso, con aria di sfida, i loro occhi gonfi di lacrime ormai versate per sempre. Paura dell’indifferenza di quasi tutti, a partire dalle istituzioni locali. Paura di non riuscire ad arrivare in tribunale. Poi, con le prime udienze, paura di chi rompeva il silenzio per urlare l’inutilità di quel processo.

Il silenzio entrato a forza, con la paura, nella loro vita, è stato rotto ieri. Si è trasformato.

Anche oggi, un altro giorno come tanti, in cui Gianluca avrebbe compiuto trentasette anni se la parte scura della Calabria e i suoi abitanti non continuassero ad alimentare la ‘ndrangheta, i suoi codici e le sue immense aree grigie, anche oggi è un giorno di silenzio per Mario, Donatella, Roberta e Alessandra.

Un silenzio diverso, però: dolce, attonito, grato. Un silenzio che lascia spazio ai tanti, tantissimi animi che abitano e amano la Calabria chiara, trasparente, pulita. Un silenzio dolce, che si fa da parte affinché il vuoto accarezzato in questi interminabili giorni – 596 in attesa dell’inizio del processo, 1.957 dall’omicidio – sia colmato dall’affetto vero e tangibile di chi non lo vuole più, il silenzio della paura. È la voce del centinaio di persone che hanno seguito in aula la lettura della sentenza, facendo scudo attorno ai familiari di Gianluca. È la voce delle migliaia di persone che hanno fatto rimbalzare su Facebook e sui blog dell’informazione globale la gioia perché giustizia è stata fatta. È la voce di chi continua a mandare abbracci, saluti, auguri, parole di speranza.

E quel silenzio dolce, necessario per ascoltare meglio le voci di chi alla rabbia e all’impotenza sa aggiungere la speranza, non è più paura. L’unica paura sopravvissuta è che tutto questo possa non essere vero. È che la giustizia tanto attesa, finalmente raggiunta, rimanga sola, non venga seguita da altre vittorie in tribunale, da altre condanne nei confronti di chi non ha avuto e non ha problemi ad ammazzare vittime innocenti. È la paura che il sacrificio di Luca non sia sufficiente a cambiare le cose, a far capire la differenza tra chiari e scuri.

Ma è solo una paura. È solo silenzio. Oggi accanto a “processo Congiusta” si può aggiungere “condanne”. Oggi è un giorno importante per tutti.


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